Il Mondo Maggioli


Le nostre attività integrate affiancano la Pubblica Amministrazione, i Liberi Professionisti e le Aziende nel semplificare i processi e migliorare i servizi

Soluzioni e Servizi
Tecnologia e conoscenza sono le nostre passioni e il modo con cui siamo sempre riusciti a rispondere alle richieste di un mercato in continua evoluzione
 
Notizia

Il paradosso dei nativi digitali: perché familiarità non vuol dire competenza

I nativi digitali usano tecnologie ogni giorno, ma ciò non basta: la familiarità con smartphone e social non assicura competenze digitali solide, critiche e davvero utili.

Nel pieno della rivoluzione tecnologica, viviamo nell’era dei cosiddetti nativi digitali: giovani cresciuti con smartphone, social network e servizi online come parte integrante della quotidianità. Tuttavia, i numeri più recenti mostrano un quadro critico e sorprendente: essere nativi digitali non garantisce competenze digitali reali e strutturate.

Il mito dei nativi digitali in crisi

Secondo i dati pubblicati da Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione europea) l’Italia continua a rimanere indietro rispetto alla media europea per quanto riguarda le competenze digitali di base. Nel 2025 poco più della metà della popolazione italiana (circa il 55%) possiede competenze digitali almeno di base, contro una media europea di circa il 60%.  Queste competenze includono abilità come la gestione sicura dei dati, la creazione di contenuti digitali e la risoluzione di problemi complessi nel contesto digitale.

Se alziamo lo sguardo a livello europeo, l’aspetto più sorprendente è che il 30% dei giovani tra i 16 e i 34 anni, tradizionalmente considerati “nativi digitali”, non raggiunge il livello base di competenze digitali. Anche dall’ultima indagine europea ICILS disponibile (uno studio internazionale promosso dalla International association for the evaluation of educational achievement), emerge come una quota significativa di studenti non raggiunga livelli soddisfacenti di alfabetizzazione digitale, con circa il 43% medio dei ragazzi europei di 14 anni privi competenze di base.

Questi dati vedono importanti differenze tra paesi: in alcuni Stati del nord Europa, per esempio, oltre l’80% dei giovani possiede competenze digitali di base o superiori. 

Siamo comunque lontani dall’obiettivo che l’Unione europea ha assunto nel programma strategico per il decennio digitale di avere entro il 2030 almeno l’80 % della popolazione di età compresa tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali almeno di base (Decisione UE 2022/2481 del 14/12/2022, art. 4).

Le conseguenze sociali ed economiche

Il divario nelle competenze digitali non è un problema puramente accademico: nella società contemporanea le competenze digitali sono sempre più richieste nel mercato del lavoro, nelle attività quotidiane e persino nei rapporti con la pubblica amministrazione. Secondo alcune analisi, entro la fine del 2026 la gran parte delle professioni richiederà competenze digitali almeno di livello medio. 
I dati dimostrano invece come, nonostante la quotidiana esposizione alla tecnologia, dall’uso dei social al consumo di contenuti, una parte significativa dei giovani non possiede abilità operative e critiche sufficienti per affrontare con competenza reale il mondo digitale.

Perché la familiarità non basta

Essere circondati da tecnologia non si traduce automaticamente in padronanza e consapevolezza. L’uso quotidiano di app e dispositivi è spesso limitato a funzioni intuitive: chattare, scorrere feed, guardare video. Le competenze digitali reali includono però capacità più articolate, come valutare criticamente informazioni online, proteggere dati personali e privacy, usare software di produttività e strumenti professionali, comprendere concetti come algoritmi o sicurezza informatica e molto altro. In altre parole, la familiarità come consumatore digitale non si traduce automaticamente in abilità operative e concettuali.

Verso un’educazione digitale consapevole

Per superare il paradosso dei nativi digitali, è fondamentale integrare un’educazione digitale strutturata nelle scuole e nei percorsi formativi, non solo come uso di strumenti, ma come vero sviluppo di competenze. Programmi didattici, certificazioni, laboratori e percorsi di formazione continua possono aiutare i giovani italiani a colmare il divario e a trasformare la familiarità con la tecnologia in competenze davvero spendibili.
 

23 marzo 2026
Posted: 23/03/2026 17:06:44 by | with 0 comments

Continua a leggere

Notizia

Accessibilità e AI: l’innovazione crea valore quando è davvero inclusiva

Il progetto sviluppato per ENAC da Dinova, società del Gruppo Maggioli, racconta un modello in cui la tecnologia risponde a bisogni concreti con impatti misurabili sulle persone. "L'accessibilità digitale con l'AI è la capacità dei sistemi tecnologici di adattarsi autonomamente alle necessità di ogni utente, eliminando le barriere sensoriali e cognitive."
14 aprile 2026
Notizia

Il bivio digitale dell’Europa: come l’UE sta riscrivendo le regole su IA, cybersecurity e fiducia digitale

Un video circola online. Sembra reale: una figura pubblica che parla, un contesto credibile, un tono familiare. Eppure è interamente generato dall’intelligenza artificiale.

13 aprile 2026
Notizia

L’Italia accelera sull’intelligenza artificiale, ma la sfida decisiva resta quella dell’adozione diffusa

Il Rapporto della Fondazione Leonardo ETS, curato da Luciano Floridi e Micaela Lovecchio, fotografa un Paese ricco di competenze e infrastrutture ma ancora frenato da ritardi, tra carenza di talenti e dipendenza tecnologica
09 aprile 2026
Rassegna stampa

Cloud Europeo, perché la sovranità digitale è una sfida anche per Gruppo Maggioli

Tra hyperscaler extra-UE, cloud ibrido e open source, il tema della sovranità digitale entra nelle strategie di innovazione di imprese e Pubblica Amministrazione: un terreno chiave anche per Kiratech, società del Gruppo Maggioli attiva nell’innovazione cloud.

(Fonte - Agendadigitale.eu)
02 aprile 2026