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Pubblica Amministrazione Locale digitale: dopo il PNRR la sfida sono governance e cittadini

Dopo il PNRR, la sfida principale per la Pubblica Amministrazione locale è trasformare i progetti digitali in servizi sostenibili attraverso competenze più forti, una governance più chiara e un approccio più centrato sui cittadini.

​La trasformazione digitale degli enti locali è entrata in una fase nuova. Non si tratta più solo di attivare piattaforme o completare progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ma di capire come rendere stabili, utili e accessibili i servizi digitali costruiti negli ultimi anni. È questa la fotografia che emerge dalla quarta edizione dell’Indagine sulla transizione digitale nella PA locale, promossa da TIG (The Innovation Group) e Gruppo Maggioli, realizzata su 650 Comuni, Unioni di Comuni, Province e Città Metropolitane.

Il digitale avanza, ma servono competenze

Negli ultimi 12 mesi i progetti digitali si sono concentrati soprattutto sull’adozione di piattaforme pubbliche digitali, indicata dal 71% dei rispondenti, sull’aggiornamento delle infrastrutture e sulla migrazione al cloud, al 63%, e sulla dematerializzazione di processi e servizi, al 47%. Cresce anche l’attenzione alla cybersecurity, oggi indicata dal 28% degli enti coinvolti. Il dato positivo è che solo il 2% dichiara di non avere sviluppato progetti digitali, in calo rispetto al 4% del 2025.
Dietro questa crescita resta però un nodo strutturale. Solo il 23% degli intervistati ritiene che il proprio ente disponga di competenze interne adeguate a gestire progetti digitali complessi, mentre il 47% parla di competenze solo parziali. Non a caso, la carenza di competenze tecniche è la prima difficoltà segnalata, con il 51% delle risposte, seguita dal ridotto coordinamento interno, indicato dal 46%. La digitalizzazione, quindi, non è più soltanto una questione tecnologica, ma è sempre più una questione organizzativa.

Il dopo PNRR chiede una regia più chiara

Gli investimenti del PNRR vengono giudicati in modo complessivamente favorevole: solo il 17% li considera poco o pochissimo efficaci, mentre il 35% li valuta molto o estremamente efficaci. La domanda ora riguarda il futuro. Come si manterranno i servizi quando finiranno le risorse straordinarie? Le principali preoccupazioni sono la mancanza di personale, indicata dal 46%, la dipendenza dai fornitori esterni, salita al 39%, e la sostenibilità dei progetti nel medio-lungo periodo, al 37%.
Per questo emerge con forza la richiesta di una guida nazionale: l’88% dei rispondenti ritiene utile avere linee guida o standard comuni per gestire i progetti digitali oltre il 2026. È un dato importante, perché segnala il bisogno di continuità, coordinamento e criteri condivisi, soprattutto per gli enti più piccoli.

Riuso, open source e intelligenza artificiale

Il riuso del software resta un’opportunità poco sfruttata. Il 68% degli enti non adotta soluzioni sviluppate da altre amministrazioni e l’86% non mette a disposizione il proprio software. L’open source è utilizzato dal 51% dei rispondenti, soprattutto per office automation, siti web, CMS e sistemi operativi.
L’intelligenza artificiale generativa è invece all’inizio del suo percorso nella PA locale. Il 28% dichiara un qualche utilizzo, ma solo l’1% la usa in modo diffuso nei processi interni. Le applicazioni riguardano soprattutto servizi ai cittadini, analisi dei dati, supporto alle decisioni e gestione delle pratiche amministrative. Il 70% prevede un aumento dell’uso dell’IA nei prossimi 12 mesi. Gli ostacoli principali restano la mancanza di competenze interne, il quadro giuridico non ancora percepito come chiaro, la resistenza al cambiamento e i temi di sicurezza e privacy. Anche per questo il 61% considera molto importante disporre di linee guida sull’uso etico dell’IA negli enti locali.

Cittadini, tra semplificazione e inclusione

La parte più interessante dell’indagine riguarda il rapporto con i cittadini. Quando si parla di qualità della vita, le richieste principali non riguardano in prima battuta il digitale, ma sicurezza stradale, sicurezza urbana, rifiuti, decoro e welfare. Tuttavia, quando il tema diventa la digitalizzazione del territorio, il 60% degli enti riceve richieste di semplificazione delle procedure amministrative tramite piattaforme digitali, seguito dal monitoraggio online dello stato delle pratiche, al 38%, e dal rafforzamento della connettività, al 30%.
Rimane però fragile la cultura digitale percepita delle comunità locali, valutata dagli enti con un punteggio medio di 1,98 su 4. Inoltre, solo il 49% dichiara di avere avviato iniziative per migliorare le competenze digitali della cittadinanza, soprattutto attraverso punti di facilitazione, interfacce più semplici e corsi di formazione.
La PA locale ha fatto passi avanti importanti, ma il futuro digitale non dipenderà solo da nuove piattaforme, ma soprattutto dalla capacità di rafforzare le competenze, governare l’innovazione, misurare la soddisfazione dei cittadini e trasformare i servizi online in strumenti davvero semplici, inclusivi e utili nella vita quotidiana.
 

08 giugno 2026

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