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Una nuova strategia per gli obiettivi climatici UE al 2040

L’Unione Europea ha aggiornato i suoi obiettivi climatici per il 2040, introducendo una maggiore flessibilità nel percorso che dovrebbe portare a una riduzione del 90% delle emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990.

L’accordo raggiunto a inizio novembre dai ministri dell’Ambiente, al termine di una complessa serie di negoziati, rappresenta un compromesso tra le diverse posizioni degli Stati membri ed è il riflesso delle pressioni politiche legate alla tutela ambientale, alla lotta al cambiamento climatico e al principio di neutralità tecnologica.

Nelle fasi precedenti, per andare incontro ai governi contrari a target ritenuti troppo onerosi, le istituzioni europee avevano previsto che una quota del 3% della riduzione potesse essere conseguita tramite progetti ambientali realizzati in Paesi terzi (i cosiddetti crediti internazionali). Tale quota viene ora innalzata al 5%, riducendo così all’85% la parte di riduzione da conseguire “in casa”. Inoltre, l’accordo lascia aperta la possibilità di esternalizzare un ulteriore 5%, abbassando potenzialmente il target domestico all’80%.

Un clima politico che sta ridefinendo il dibattito

Questo cambio di passo deve essere letto alla luce di un panorama politico sempre più polarizzato.
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha rafforzato in Europa le posizioni scettiche, in particolare nelle destre radicali, secondo cui l’ambizione climatica comporterebbe costi eccessivi. A ciò si aggiungono pressioni economiche non trascurabili: lo shock energetico seguito all’invasione russa dell’Ucraina, la crisi del costo della vita e il timore crescente che l’Europa possa perdere competitività rispetto a Cina e Stati Uniti.

Molti governi, inizialmente favorevoli a obiettivi climatici ambiziosi, adottano ora un approccio più prudente. In larga parte dell’UE si teme che impegni troppo stringenti, se non accompagnati da adeguate misure di sostegno economico, possano indebolire il tessuto industriale europeo nei prossimi decenni. I settori energivori, come acciaio, cemento, chimica e alluminio, risultano particolarmente esposti. E mentre l’Europa irrigidisce il quadro regolatorio, Cina e Stati Uniti continuano a potenziare le proprie filiere green con ingenti sussidi e incentivi industriali, ampliando il divario competitivo.

Il Clean Industrial Deal: fare della decarbonizzazione una strategia di crescita

Il Clean Industrial Deal dell’UE, presentato nel febbraio 2025, nasce per rispondere a queste criticità indicando “azioni concrete per trasformare la decarbonizzazione in un motore di crescita per l’industria europea”.

Il pacchetto introduce misure a supporto di tutte le fasi della produzione, con particolare attenzione ai settori ad alta intensità energetica, acciaio, metalli, chimica, che necessitano urgentemente di sostegni per decarbonizzare, passare alle energie pulite, ridurre i costi e fronteggiare la concorrenza internazionale. Al centro dell’iniziativa vi è anche il settore delle tecnologie pulite, considerato “cuore della competitività futura e della trasformazione industriale, circolarità e decarbonizzazione”.

L’obiettivo è mobilitare oltre 100 miliardi di euro per sostenere la produzione pulita europea. Il Clean Industrial Deal prevede un nuovo quadro sugli aiuti di Stato per accelerare le autorizzazioni alle energie rinnovabili, la decarbonizzazione industriale e l’espansione della capacità produttiva delle tecnologie pulite. Rafforza inoltre l’Innovation Fund e propone la creazione di una banca per la decarbonizzazione industriale, combinando risorse esistenti, proventi dell’ETS e una versione aggiornata di InvestEU.

Tuttavia, alcune analisi, tra cui quella del think tank ECCO, pur riconoscendo la corretta identificazione dei principali ostacoli alla competitività europea, criticano l’approccio del Clean Industrial Deal, ritenendo che le soluzioni proposte siano troppo generiche e non sempre in grado di individuare gli elementi che rendono ogni intervento realmente efficace nel contesto industriale.

Le imprese digitali come abilitatrici della decarbonizzazione reale

In questo dibattito, il ruolo delle imprese software e digitali sta assumendo un rilievo crescente.
Le loro tecnologie sono in grado di generare effetti di decarbonizzazione concreti e scalabili lungo intere catene del valore — non solo all’interno delle proprie operazioni.

Strumenti come advanced analytics, intelligenza artificiale e digital twins consentono alle industrie di ottimizzare l’uso dell’energia, ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza dei processi, con riduzioni delle emissioni spesso superiori a quelle ottenibili tramite il solo ammodernamento hardware.

Le piattaforme cloud alimentate da energia rinnovabile offrono capacità computazionale con un’intensità carbonica inferiore rispetto ai sistemi locali frammentati, mentre soluzioni digitali dedicate permettono il monitoraggio in tempo reale delle performance ambientali e una rendicontazione più trasparente, elementi essenziali per rendere la decarbonizzazione europea credibile, misurabile e duratura.

Per queste ragioni, l’intersezione tra innovazione digitale e politiche ambientali si sta affermando come uno dei punti di leva più promettenti per coniugare sostenibilità e competitività.
 

CLIMINVEST: rendere l’adattamento climatico “finanziabile” e replicabile

In questa direzione si inserisce CLIMINVEST, progetto finanziato da Horizon Europe al quale Maggioli partecipa come partner tecnologico.

CLIMINVEST mira a sviluppare soluzioni di adattamento climatico “bankable-by-design”, ossia progettate fin dall’inizio per essere tecnicamente solide, sostenibili dal punto di vista finanziario e conformi ai criteri ESG.
L’obiettivo è creare un mercato di soluzioni replicabili — dall’efficientamento energetico all’urbanistica resiliente — che siano al tempo stesso sostenibili e pronte per l’investimento.

In questo modo, CLIMINVEST riduce le barriere alla finanza per l’adattamento, facilita la replicazione tra territori diversi e offre a enti pubblici e investitori strumenti concreti e economicamente validi per affrontare insieme le sfide climatiche.

Trasformare l’ambizione Europea in impatto concreto

All’interno di questo scenario europeo, Maggioli contribuisce operando nel punto d’incontro tra innovazione digitale e impatto ambientale, affiancando amministrazioni e comunità nell’adozione di soluzioni efficaci e scalabili.

Tra queste, CityBIT rappresenta uno degli esempi più significativi: una piattaforma avanzata per il monitoraggio dei parametri ambientali e delle dinamiche territoriali. Il suo recente utilizzo nell’area dei Campi Flegrei per il tracciamento delle emissioni di CO₂ connesse al bradisismo mostra come i sistemi digitali possano supportare la valutazione del rischio, la resilienza del territorio e processi decisionali più informati.

In contesti caratterizzati da stress climatico, attività sismica o variabilità ambientale, soluzioni di questo tipo permettono alle autorità pubbliche di anticipare gli eventi, anziché limitarvisi a reagire.

Accanto alle tecnologie di monitoraggio, Maggioli sostiene la sostenibilità attraverso la digitalizzazione dei servizi pubblici. Lo Sportello telematico polifunzionale riduce la necessità di spostamenti fisici, limita le emissioni e semplifica l’interazione tra cittadini e amministrazioni. La digitalizzazione degli archivi documentali consente invece di diminuire il consumo di carta, ottimizzare gli spazi e favorire modelli operativi più efficienti e climate-friendly.

15 dicembre 2025
Posted: 15/12/2025 09:48:36 by | with 0 comments

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