Grazie ad una lunga esperienza nel dialogo con istituzioni e stakeholder a Brussels, il dott. Ciulli ci offre una prospettiva sul funzionamento delle politiche europee, sull’evoluzione dei dossier strategici e sulle opportunità per le imprese italiane che vogliono rafforzare la loro presenza sul mercato internazionale.
1. Dal vostro osservatorio a Bruxelles, quali sono i dossier più strategici nei prossimi anni per le imprese europee – in particolare in ambito digitalizzazione, AI, cybersecurity e data governance?
Vediamo tre grandi filoni strategici per le imprese europee.
Il primo riguarda l’attuazione dell’acquis digitale già approvato: penso all’AI Act, al Data Act, al Cyber Resilience Act, a NIS2, ad EHDS ed eIDAS 2.0. Non siamo più nella fase delle grandi dichiarazioni di principio, ma in quella – molto più delicata – dei regolamenti attuativi, delle linee guida delle autorità, delle gare e dei programmi di lavoro. È qui che le imprese possono davvero trasformare la normativa in opportunità industriali.
Il secondo filone è la sicurezza nel senso ampio del termine: cybersecurity, resilienza delle infrastrutture critiche, sovranità e interoperabilità dei dati, standard europei per il cloud e l’edge computing, difesa delle catene del valore digitali. Chi saprà offrire soluzioni affidabili, conformi alle regole UE e allo stesso tempo flessibili per il mercato, avrà un vantaggio competitivo importante.
Il terzo riguarda la trasformazione della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici: identità digitale, sanità digitale, giustizia, finanza pubblica, governo locale. Sono ambiti dove la domanda pubblica europea è molto significativa e dove attori come Maggioli possono giocare un ruolo di primo piano, portando in Europa esperienze maturate sul mercato italiano. In particolare sul tema strategico dei processi di upskilling e reskilling sulle competenze digitali e l’AI.
2. Quali sono, secondo voi, i fattori che rendono un’azienda più interessante e credibile agli occhi delle istituzioni europee e dei partner internazionali?
Alle istituzioni europee interessa, prima di tutto, la capacità di un’azienda di essere un partner affidabile nel lungo periodo. Questo si traduce in alcuni elementi molto concreti:
- Coerenza tra messaggi e comportamenti: l’azienda che a Bruxelles è credibile è quella che non cambia posizione ogni tre mesi e che porta istanze realistiche, sostenute da dati e casi d’uso.
- Radicamento europeo: non basta “vendere in Europa”, serve dimostrare di comprendere le differenze tra gli Stati membri, di lavorare in partenariati transnazionali, di partecipare ad associazioni di settore e piattaforme europee.
- Qualità della governance: trasparenza, compliance, attenzione a temi come privacy, sicurezza, sostenibilità. Sono tutti aspetti che la Commissione e le altre istituzioni guardano con crescente attenzione.
- Capacità di tradurre il linguaggio tecnico in linguaggio politico-istituzionale: chi riesce a spiegare l’innovazione in termini di impatto su cittadini, PMI e PA, viene ascoltato di più e meglio.
In sintesi, un’azienda è interessante a Bruxelles quando non arriva solo a “chiedere qualcosa”, ma prima porta soluzioni, competenze e disponibilità a contribuire a obiettivi condivisi.
3. Quanto contano oggi i fondi europei – dai programmi di ricerca ai fondi strutturali – per sostenere l’innovazione nelle imprese che operano nei servizi digitali e nella trasformazione della PA?
I fondi europei non sono l’unico motore dell’innovazione, ma per molti settori – e certamente per i servizi digitali e la trasformazione della PA – sono un moltiplicatore decisivo.
Programmi come Horizon Europe, Digital Europe, Erasmus+ o i fondi strutturali e il PNRR, quando ben utilizzati, permettono alle imprese di:
- fare ricerca e sperimentazione con un livello di rischio più gestibile;
- entrare in consorzi europei, ampliando la propria rete di partner e clienti;
- costruire soluzioni che fin dall’inizio siano pensate per essere scalabili a livello UE, non solo nazionale.
Detto questo, la chiave è non vedere i fondi europei come “finanza a sportello”, ma come parte di una strategia industriale: scegliere i bandi giusti, investire nella progettazione, puntare su progetti strategici e di qualità, con una chiara prospettiva di mercato. È un campo in cui aziende strutturate come Maggioli possono consolidare ulteriormente il proprio ruolo di partner di riferimento per le amministrazioni e per altri attori privati.
4. Una delle sfide più frequenti per chi partecipa ai progetti UE è trasformare i risultati in soluzioni concretamente adottabili dal mercato. Quali strategie suggerite per massimizzare la transizione da “progetto” a “prodotto” o “servizio”?
Questa è forse la domanda centrale per chi lavora sui progetti europei. Io suggerirei quattro strategie:
- Pensare al mercato fin dal giorno zero: già nella fase di proposta progettuale bisogna chiedersi chi pagherà, come, per cosa. Se il modello di business viene affrontato solo alla fine, difficilmente si arriva a un vero “prodotto”.
- Coinvolgere utenti finali e buyer pubblici/privati: amministrazioni, utility, operatori di settore devono essere partner reali, non solo “lettere di supporto”. Vanno ascoltati, coinvolti nei test, messi nelle condizioni di co-progettare.
- Curare la standardizzazione e l’interoperabilità: la scalabilità europea passa spesso dalla capacità di agganciarsi a standard comuni, linee guida europee, framework di interoperabilità. Un prototipo chiuso su sé stesso resta confinato al progetto. Mentre i progetti vincenti debbono avere facile replicabilità.
- Pianificare fin da subito la fase di “post-progetto”: chi porterà avanti il risultato? Servirà una nuova società, un consorzio, una business unit dedicata? Senza una “casa” chiara, i risultati rischiano di restare nel cassetto.
Qui attori come Maggioli, che hanno già un forte presidio di mercato e una relazione consolidata con la PA, possono giocare un ruolo di “ponte” tra il mondo dei progetti UE e quello delle soluzioni operative, industrializzate e mantenute nel tempo.
5. L’Italia si prepara ad un futuro semestre di Presidenza del Consiglio dell’UE. Quali opportunità intravede per rafforzare il ruolo delle imprese italiane nel contesto europeo?
Ogni Presidenza del Consiglio è, di fatto, una grande vetrina politica, ma anche economica. Per l’Italia, nel primo semestre 2028, le opportunità sono almeno tre:
- Agenda setting: poter orientare il dibattito su competitività, politica industriale, digitale, innovazione nella PA, significa anche mettere al centro dossier in cui le nostre imprese possono offrire soluzioni concrete.
- Diplomazia economica: il semestre di Presidenza moltiplica eventi, conferenze, riunioni a livello ministeriale e tecnico. È un’occasione per portare il “sistema Italia” – aziende, territori, cluster – in contatto diretto con decision maker europei e internazionali.
- Racconto di buone pratiche: l’Italia ha esperienze molto avanzate in diversi ambiti della digitalizzazione dei servizi pubblici e locali. Metterle in evidenza durante il semestre significa rafforzare la credibilità del Paese e creare spazi per l’export di soluzioni.
Per le imprese, la chiave sarà arrivare preparate: con proposte chiare, posizionamenti strategici, partenariati europei già avviati. In questo contesto, realtà come Maggioli hanno tutte le carte in regola per essere tra i protagonisti del “racconto” italiano a Bruxelles.
6. In questo scenario competitivo europeo, come può un’azienda italiana delle dimensioni di Maggioli trovare spazio e valorizzare le proprie competenze presso le istituzioni comunitarie?
Direi che Maggioli parte già con alcuni asset importanti: una forte specializzazione nei servizi digitali per la PA, una storia imprenditoriale solida, una conoscenza profonda delle esigenze di comuni, regioni e amministrazioni centrali e soprattutto una presenza già abbastanza strutturata in diverse nazioni europee. La sfida diventa quindi trasformare questi punti di forza in un posizionamento riconoscibile presso le istituzioni dell’UE.
Questo può avvenire lungo alcune direttrici:
- Presidio stabile a Bruxelles, direttamente o attraverso partner, per seguire i dossier rilevanti, partecipare ai tavoli, costruire relazioni nel tempo.
- Partecipazione attiva a reti e associazioni europee del settore GovTech, smart cities, digital public services, portando la voce delle amministrazioni e delle imprese italiane.
- Raccolta e valorizzazione delle best practice: trasformare progetti di successo sui territori in “casi europei”.
- Investimento sul capitale umano “ibrido”: figure che conoscono sia il linguaggio tecnico-gestionale dei progetti digitali sia il linguaggio delle politiche europee.
Se un’azienda come Maggioli riesce a presentarsi a Bruxelles non solo come fornitore di soluzioni IT, ma come partner strategico per l’evoluzione dei servizi pubblici europei, lo spazio si crea spontaneamente.
7. Per chiudere ci racconti un po’ della Dini Romiti & Partners Bruxelles, questa neonata realtà di relazioni istituzionali e public affairs europei
La Dini Romiti & Partners Bruxelles è una delle realtà più giovani nel panorama delle relazioni istituzionali europee, ma nasce dall’incontro di quattro professionisti che, messi insieme, sommano oltre un secolo di esperienza tra Roma, Milano e Bruxelles. Da una parte c’è la storia della Dini Romiti Consulting, guidata da Francesco Dini e Roberta Romiti, fra le strutture più consolidate del public affairs italiano; dall’altra ci sono Leonardo Lorusso ed il sottoscritto, che da 25 anni vivono i processi decisionali e le dinamiche relazionali di Bruxelles e delle Istituzioni Europee.
Il progetto nasce con un’ambizione precisa: portare sul piano europeo un metodo di lavoro integrato che segue le politiche pubbliche dalla loro nascita a Bruxelles fino alla loro trasposizione nei contesti nazionali. Il team combina competenze politiche, analitiche e strategiche per anticipare l’evoluzione delle policies, leggere i trend regolatori e costruire relazioni istituzionali solide con la Commissione, il Parlamento, i Governi e stakeholder economici.
La nostra società segue aziende, associazioni, università e attori globali nella navigazione – spesso complessa – dei processi legislativi dell’UE, offrendo analisi tempestive, strategie di advocacy di posizionamento efficaci nelle varie fasi del ciclo decisionale europeo. Il tutto con un approccio sartoriale: poche formule standard, molta ascolto delle esigenze e una forte capacità di tradurre la politica europea in opportunità concrete per chi fa impresa o rappresenta interessi nel mercato unico. In conclusione il nostro lavoro, è proprio aiutare realtà come Maggioli a strutturare questo posizionamento, in modo coerente, trasparente e di lungo periodo.