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Wallet pubblico e wallet privati: tutto quello che c’è da sapere

Il Wallet digitale si sta affermando come una delle infrastrutture più rilevanti della nuova cittadinanza digitale, perché unisce identità elettronica, credenziali, firme e servizi in un unico ecosistema. Si tratta di un cambiamento destinato a semplificare in modo profondo il rapporto tra cittadini, Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati.

Cosa è il Wallet

Il Wallet è un portafoglio digitale del cittadino che svolge le funzioni di:
  • sistema di identificazione elettronica forte, basata su almeno due fattori di autenticazione
  • archivio di certificati digitali (chiamati anche attributi o attestazioni) che attestano una qualità di un cittadino o di un’organizzazione (certificato di studio, permesso di soggiorno, ricetta sanitaria, carta di imbarco, patente, etc.)
  • strumento di firma elettronica qualificata, per fini non professionali
  • strumento di pagamento elettronico
Questo significa che, nel tempo, il cittadino potrà utilizzare il Wallet per dialogare più facilmente con la pubblica amministrazione, ma anche con soggetti privati, evitando di dover ripetere ogni volta le stesse procedure o produrre nuovamente documenti già presenti in forma digitale.

Il percorso evolutivo

Il percorso che porta al Wallet è il risultato di un’evoluzione in corso da alcuni anni.

Un primo passaggio importante è stato quello di app IO (articolo 64 bis del Decreto legislativo 07/03/2005, n. 82), concepita come punto unico di accesso ai servizi pubblici digitali. Con IO si è iniziato a costruire un rapporto più semplice tra cittadino e amministrazione, concentrando notifiche, pagamenti e servizi in un unico ambiente digitale.

A questa prima fase si è poi aggiunto l’IT-Wallet (articolo 20 del Decreto legge 02/03/2024, n. 19), cioè il portafoglio digitale italiano che permette di custodire e utilizzare credenziali digitali vere e proprie. L’IT-Wallet rappresenta quindi l’evoluzione di app IO da un modello basato sul singolo servizio a un modello basato sull’identità e sulle attestazioni digitali.

Il passaggio successivo è quello dell’EUDI Wallet (Regolamento UE 2024/1183 del Parlamento europeo e del Consiglio, 11/04/2024), cioè il portafoglio europeo di identità digitale. In questo caso la prospettiva si allarga oltre i confini nazionali. L’obiettivo europeo è infatti quello di mettere a disposizione un Wallet riconosciuto e interoperabile in tutti gli Stati membri, così da permettere ai cittadini di utilizzare le proprie credenziali digitali anche in contesti transfrontalieri. È un cambiamento molto importante, perché significa portare l’identità digitale da una dimensione nazionale a una dimensione europea, con regole comuni e standard condivisi.

Il percorso evolutivo del Wallet racconta una trasformazione precisa: prima il cittadino accede ai servizi da un unico punto, poi ottiene uno strumento nazionale per gestire credenziali digitali e infine si inserisce in un sistema europeo in cui quelle credenziali possono essere riconosciute e utilizzate in modo molto più ampio.

Gli attori coinvolti

Per capire come funziona il Wallet, è utile conoscere anche i soggetti che ne rendono possibile l’utilizzo.

Il primo attore è la fonte autentica (authentic source), cioè il soggetto che possiede il dato originario e ufficiale. Può trattarsi di un’amministrazione, di un registro pubblico o di una banca dati istituzionale. In pratica, è il luogo in cui si trova l’informazione considerata vera e affidabile. 

Il secondo attore è l’emittente (issuer), ovvero il soggetto che prende il dato ufficiale e lo trasforma in una credenziale digitale utilizzabile nel Wallet. Il suo compito non è creare il contenuto, ma certificarlo in forma digitale, rendendolo utilizzabile all’interno del wallet in modo semplice e sicuro.

Il terzo attore è la parte affidataria (relying party), vale a dire il soggetto che riceve la credenziale e la verifica. Può essere una pubblica amministrazione, una banca, un fornitore di servizi o qualsiasi altro soggetto che abbia bisogno di controllare se quella credenziale è autentica e valida. Questo sistema mostra che il Wallet non è una semplice applicazione, ma un ecosistema organizzato. C’è chi detiene il dato originale, chi lo emette in forma digitale e chi lo verifica. Solo grazie a questo equilibrio il cittadino può utilizzare credenziali affidabili nei rapporti digitali quotidiani.

Un approfondimento sugli emittenti

Le credenziali che possono entrare nel Wallet hanno un valore che dipende da chi è il soggetto emittente.

Una prima categoria riguarda i dati di identificazione personale (PID), cioè le credenziali più delicate, direttamente collegate all’identità ufficiale del cittadino. Si tratta delle informazioni fondamentali che permettono di riconoscere una persona in modo certo. 

Una seconda categoria è quella delle attestazioni elettroniche qualificate di attributi (QEAA). Qui rientrano credenziali che hanno un particolare valore giuridico, come per esempio un diploma universitario o una patente in formato digitale. Si tratta di attestazioni che possono sostituire o affiancare documenti cartacei (diploma universitario, patente, etc.), mantenendo un elevato livello di affidabilità. 

Una terza categoria comprende le attestazioni emesse da o per conto di un’autorità pubblica (Pub-EAA), legate a qualità o diritti riconosciuti ufficialmente. È il caso, per esempio, di un Comune che rilascia il certificato di residenza, il permesso di soggiorno o il contrassegno disabili. Infine, vi sono credenziali elettroniche (EAA) meno sensibili e prive di un valore legale forte, ma comunque utili nella vita quotidiana, come una tessera della palestra o un abbonamento ai trasporti. Anche queste, in prospettiva, possono trovare spazio nel Wallet.

Come si evince, il Wallet può quindi contenere informazioni molto diverse tra loro: alcune hanno un valore pubblico e giuridico rilevante, altre servono a semplificare attività ordinarie, ma tutte, se correttamente emesse e verificate, contribuiscono a rendere più fluido il rapporto tra cittadini e servizi digitali.

Le scadenze

L’Unione europea ha stabilito che gli Stati membri dovranno mettere a disposizione almeno un Wallet europeo entro la fine del 2026. Parallelamente, anche alcuni settori privati regolamentati (bancario, finanziario, energetico, trasporti, telecomunicazioni, etc.) saranno chiamati entro la fine del 2027 ad accettare l’identificazione tramite Wallet. Il Wallet non è uno scenario remoto, ma un cambiamento già in corso, destinato a incidere concretamente sul modo in cui si accederà a servizi, documenti e credenziali digitali nei prossimi anni.

Le linee AgID di attuazione

Per fare in modo che il Wallet funzioni davvero servono indicazioni tecniche, standard condivisi e criteri operativi precisi. È proprio qui che entrano in gioco le linee AgID di attuazione.
Queste linee devono chiarire, tra le altre cose, quali caratteristiche dovranno avere il Wallet pubblico e quelli privati, come potranno essere accreditati i soggetti privati, quali servizi saranno messi a disposizione delle amministrazioni e dei soggetti autorizzati, come dovrà essere garantita l’interoperabilità con banche dati e sistemi informativi, quali misure di sicurezza dovranno essere rispettate, come dovrà essere messo a disposizione il codice sorgente delle diverse componenti software.

Le linee attuative servono a tradurre la cornice normativa in un sistema realmente funzionante. Senza regole tecniche comuni, infatti, il rischio sarebbe quello di avere strumenti non compatibili tra loro o insufficientemente sicuri. Con queste regole, invece, il Wallet può diventare un’infrastruttura affidabile, utilizzabile su larga scala e riconosciuta in modo uniforme.

Attualmente si è ancora in attesa degli ultimi due decreti attuativi previsti dall’articolo 64-quater, commi 3 e 5, del Codice dell’amministrazione digitale (Decreto legislativo 07/03/2005, n. 82). Il primo dovrà definire l’assetto tecnico e operativo dell’IT-Wallet, disciplinando le caratteristiche del wallet pubblico e di quelli privati, i criteri di accreditamento dei soggetti privati, gli standard di interoperabilità, le misure di sicurezza, le modalità di utilizzo tramite la PDND e le regole relative al rilascio del codice sorgente. Il secondo decreto dovrà invece stabilire gli aspetti applicativi e temporali, chiarendo i compiti delle società incaricate della gestione dell’infrastruttura, la data di avvio dell’IT-Wallet pubblico, i termini entro cui le pubbliche amministrazioni dovranno rendere disponibili dati e attestazioni, il momento a partire dal quale i soggetti privati potranno offrire i propri wallet e le eventuali regole economiche relative ai servizi a pagamento, fermo restando il principio della gratuità del wallet pubblico.

I Consorzi di sperimentazione

Prima di arrivare alla piena operatività del Wallet, l’Europa ha scelto di sperimentarlo attraverso grandi consorzi internazionali. Questi progetti servono a testare casi d’uso concreti e a capire come il sistema possa funzionare nella pratica.

Tra i principali consorzi vi è: 
  • POTENTIAL, orientato ai servizi pubblici digitali, alla patente, alla sanità e alla SIM; 
  • NOBID si concentra soprattutto sui pagamenti digitali; 
  • APTITUDE lavora invece sui trasporti, sulla mobilità e sui servizi bancari; 
  • WE BUILD è dedicato in particolare ai servizi per le imprese, alla supply chain e all’uso transfrontaliero delle credenziali aziendali;
  • DC4EU testa l’uso delle credenziali digitali nell’istruzione, nelle qualifiche professionali e nella sicurezza sociale; 
  • EWC, infine, punta alla validazione operativa del Wallet in casi d’uso frequenti, come identificazione, firma elettronica, pagamenti e accesso ai servizi.
Questi consorzi sono importanti perché permettono di verificare sul campo sicurezza, interoperabilità, facilità d’uso e riconoscimento reciproco tra Paesi diversi. In questo modo, quando il Wallet entrerà davvero nella vita quotidiana dei cittadini e delle imprese, il sistema avrà già affrontato una fase di test concreta e articolata.

La nascita del Business Wallet

La fase più recente dell’evoluzione del Wallet riguarda il cosiddetto Business Wallet. Se finora il discorso si è concentrato soprattutto sulle persone fisiche, ora si apre una prospettiva nuova che coinvolge anche imprese, enti e organizzazioni. Come il cittadino potrà utilizzare un proprio portafoglio digitale per dimostrare identità e attributi, anche un’impresa potrà avere uno strumento analogo per dimostrare in modo sicuro la propria identità legale, i propri certificati, i poteri di rappresentanza, le deleghe e altri attributi ufficiali.

Questa prospettiva è stata rafforzata dalla proposta di regolamento europeo sull'istituzione dei portafogli europei delle imprese (COM/2025/838), che punta a istituire i portafogli europei delle imprese. In sintesi, il testo mira a consentire a imprese e organismi pubblici di identificarsi, autenticarsi e scambiare dati e attestazioni con pieno valore giuridico in tutta l’Unione europea. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi, semplificare gli adempimenti e rendere più fluidi i rapporti tra imprese, pubbliche amministrazioni e mercati europei.

Il punto di arrivo

Il Wallet rappresenta molto più di una novità tecnologica perché è il segno di un cambiamento più profondo nel rapporto tra persone, organizzazioni e servizi digitali. L’obiettivo non è semplicemente digitalizzare documenti esistenti, ma creare un sistema nel quale identità, credenziali e attributi possano essere utilizzati in modo sicuro, semplice e riconosciuto. È per questo che il Wallet, nazionale ed europeo, è destinato a diventare uno degli strumenti più importanti della cittadinanza digitale dei prossimi anni.

27 aprile 2026
Posted: 27/04/2026 13:00:56 by | with 0 comments
Filed under: Amministrazione, Business, Digitale, Digitalizzazione, eIDAS2, EUDI, Identità, Innovazione, Pubblica, Wallet, Wallet.

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