La prevenzione del tumore del collo dell’utero si fonda su una strategia doppia: vaccinazione anti-HPV e screening organizzati. Gennaio, mese dedicato alla sensibilizzazione, ricorda che la cervice uterina è tra le neoplasie più prevenibili, a condizione che gli strumenti raggiungano la popolazione e che i percorsi siano continuativi.
In Italia, secondo AIOM, nel 2024 si stimano 2.382 nuove diagnosi (1,3% dei tumori femminili) e circa 49.800 donne vivono dopo una diagnosi. L’HPV, virus molto diffuso, è alla base di quasi tutti i casi e contribuisce anche ad altri tumori correlati.
I protocolli di screening sono definiti: Pap-test dai 25 anni ogni tre anni; test HPV-DNA come esame primario sopra i 30 anni, ogni cinque anni. Ma l’impatto dipende dall’intero percorso: inviti, richiami, approfondimenti e follow-up.
In questo contesto, Soluzioni Integrate Maggioli supporta la digitalizzazione dei programmi di prevenzione con piattaforme sanitarie interoperabili e soluzioni HIT modulabili, che strutturano e mettono in sicurezza i dati e garantiscono continuità ai servizi clinico-amministrativi, facilitando la tracciabilità dei passaggi e la gestione operativa sul territorio.
Prevenzione significa anche misurare: dati aggiornati aiutano a individuare aree a bassa copertura, correggere criticità e rafforzare l’equità di accesso. Con processi strutturati e monitorati nel tempo, la prevenzione diventa stabile, misurabile e più vicina alle persone.