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Accrual nella PA: perché il 2026 sarà l'anno di svolta tra sperimentazione e nodi ancora aperti

La sfida non sarà solo applicare nuove regole ma accompagnare enti e strutture in un percorso di adeguamento reale, sostenibile e progressivo.

Il 22026 segnerà un passaggio decisivo per la riforma della contabilità pubblica italiana. Dopo la fase preparatoria, entrerà infatti nel vivo la sperimentazione del nuovo sistema di contabilità economico-patrimoniale Accrual, previsto dalla Riforma 1.15 del PNRR. Per molte amministrazioni sarà il momento del primo confronto operativo con standard, schemi, modelli di raccordo e adeguamenti informatici. Ma accanto alle scadenze e agli obblighi restano ancora diversi punti da chiarire, soprattutto sul rapporto tra nuovo impianto economico-patrimoniale e contabilità finanziaria tradizionale.

Che cos’è l’Accrual nella PA

L’Accrual nella Pubblica Amministrazione è il nuovo modello di contabilità economico-patrimoniale che la riforma PNRR intende introdurre in modo uniforme in tutto il settore pubblico. L’obiettivo è superare assetti frammentati e costruire un sistema contabile più coerente, trasparente e confrontabile, fondato sugli standard internazionali IPSAS/EPSAS e su un impianto comune per i diversi comparti della PA. La piattaforma informativa ufficiale della Ragioneria Generale dello Stato presenta la riforma come l’introduzione di un sistema unico Accrual per tutte le amministrazioni pubbliche.

In questo quadro, la riforma non si limita a un aggiornamento tecnico. Rappresenta invece un cambiamento strutturale nel modo in cui le amministrazioni rilevano, rappresentano e leggono i fatti gestionali, con effetti su rendicontazione, organizzazione interna, sistemi informativi e competenze professionali. Questa impostazione emerge sia dal testo della pagina sia dalla documentazione ufficiale dedicata alla Riforma 1.15.

Perché il 2026 è un anno chiave per la riforma

Il 2026 è indicato come l’anno di svolta perché coincide con l’avvio della fase pilota e con la chiusura della fase di preparazione. Negli ultimi anni sono stati definiti il quadro concettuale, i 18 standard contabili ITAS e il nuovo piano dei conti multidimensionale. Questo percorso dovrebbe tradursi nel primo test operativo su larga scala proprio nel 2026.

Un altro elemento decisivo è la milestone PNRR che richiede la trasmissione alla BDAP, entro il 30 giugno 2026, di un conto economico e di uno stato patrimoniale conformi al principio Accrual da parte di almeno il 90% delle amministrazioni considerate in termini di spesa. È uno snodo che rende il 2026 non solo un anno di sperimentazione, ma anche un passaggio di verifica concreta dell’avanzamento della riforma.

Quali enti sono coinvolti nella sperimentazione Accrual

Secondo quanto riportato nella pagina e nel quadro normativo di riferimento, la fase pilota coinvolge, per quanto riguarda gli enti locali, città metropolitane, province e comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. Per questi enti, la sperimentazione non sostituisce ancora gli adempimenti esistenti, ma si aggiunge al perimetro documentale già previsto.

In pratica, accanto al tradizionale conto del bilancio finanziario e agli schemi economico-patrimoniali previsti dal d.lgs. 118/2011, gli enti coinvolti dovranno predisporre anche un conto economico e uno stato patrimoniale conformi alle logiche Accrual. Questo rende la fase pilota particolarmente delicata, perché impone alle amministrazioni un doppio sforzo: rispettare gli obblighi ordinari e, al tempo stesso, sperimentare il nuovo modello.

Cosa cambia operativamente per le amministrazioni

Per le amministrazioni, il passaggio all’Accrual non riguarda solo nuovi schemi di rendicontazione. Significa anche rivedere flussi informativi, classificazioni contabili, procedure di rilevazione e logiche di raccordo tra sistemi esistenti e nuovo piano dei conti unico. Uno dei tasselli operativi più rilevanti è rappresentato proprio dai modelli di raccordo tra i piani dei conti attualmente in uso e il nuovo impianto Accrual.

La Determina n. 129 del 25 luglio 2025 del Ragioniere Generale dello Stato ha approvato questo impianto di raccordo, consentendo una riclassificazione in parte automatizzata delle voci economiche e patrimoniali secondo i nuovi standard. Tuttavia, il lavoro non sarà interamente automatico: resteranno attività manuali di rettifica, integrazione e verifica, soprattutto nei casi in cui i sistemi attuali non garantiscano una perfetta corrispondenza con il nuovo piano dei conti.

Adeguamento dei software contabili: perché è un tema decisivo

Uno dei punti più sensibili della riforma riguarda i sistemi informativo-contabili. Con il decreto MEF del 6 agosto 2025 sono stati definiti i requisiti generali sulla base dei quali le amministrazioni devono avviare un’analisi degli interventi necessari per adeguare i propri software al recepimento degli standard ITAS. La documentazione ufficiale della riforma chiarisce che le amministrazioni sono chiamate a valutare in modo puntuale i cambiamenti da apportare ai propri sistemi.

Questo aspetto è particolarmente importante perché l’Accrual non può essere gestito come un semplice aggiornamento formale. Per funzionare davvero, richiede sistemi capaci di supportare nuove classificazioni, raccordi con il piano dei conti unico, processi di riclassificazione e produzione dei nuovi documenti contabili. In altre parole, la riforma passa anche dalla maturità tecnologica degli enti e dalla capacità dei software di accompagnare il cambiamento.

Formazione Accrual: perché i webinar non bastano da soli

La riforma prevede anche un investimento sulla formazione. Entro il primo trimestre 2026 deve essere completato il primo ciclo di formazione di base rivolto agli esperti contabili delle amministrazioni interessate, attraverso webinar messi a disposizione dal MEF. Si tratta di un passaggio importante, perché il nuovo impianto richiede competenze tecniche non sempre già presenti in modo uniforme nelle strutture amministrative.

Allo stesso tempo, la sola formazione introduttiva difficilmente sarà sufficiente. Molti enti avranno bisogno di percorsi più specialistici, dedicati non solo ai principi contabili ma anche agli effetti operativi sui processi interni, sulla produzione documentale, sulle attività di raccordo e sull’utilizzo dei sistemi informativi adeguati. È proprio qui che il 2026 si presenta come un anno spartiacque: non soltanto per l’obbligo di sperimentare, ma per la necessità di trasformare preparazione teorica in capacità applicativa reale.

Quali sono i principali nodi ancora aperti

Nonostante i progressi, il quadro non è ancora del tutto definito. Il nodo più rilevante riguarda il rapporto tra il nuovo sistema economico-patrimoniale Accrual e l’attuale contabilità finanziaria. La questione centrale è capire se la contabilità finanziaria verrà progressivamente ridimensionata oppure se continuerà a mantenere un ruolo essenziale, anche dal punto di vista autorizzatorio. Il testo della pagina indica questo aspetto come una delle incertezze principali ancora da sciogliere.

A questo si aggiungono interrogativi su tempi effettivi di transizione, modalità di trasmissione dei nuovi schemi, capacità organizzativa degli enti, oneri operativi e impatti sui fornitori di tecnologia. La stessa Ragioneria Generale dello Stato ha indicato che l’adozione del nuovo sistema avverrà in modo progressivo, in linea con quanto previsto dallo standard IPSAS 33, e che l’entrata a regime non è prevista prima del 2030. Questo conferma che il 2026 non sarà il punto di arrivo, ma l’inizio della vera fase di implementazione.

Transizione graduale: cosa aspettarsi dopo il 2026

Terminata la fase pilota, si aprirà un ulteriore periodo di transizione. Le modalità e i tempi dovranno essere definiti da una legge di riforma della contabilità pubblica attesa entro la metà del 2026, mentre l’adozione del nuovo sistema sarà progressiva. Questo significa che le amministrazioni dovranno affrontare una fase ibrida, in cui convivranno obblighi esistenti, nuove sperimentazioni e progressivi adeguamenti normativi e tecnologici.

Per gli enti, il punto non sarà solo “essere pronti” alla scadenza, ma costruire una capacità stabile di gestione del cambiamento. L’Accrual, infatti, non introduce soltanto nuovi prospetti: ridefinisce l’approccio alla contabilità pubblica e richiede coerenza tra normativa, organizzazione, dati, processi e strumenti digitali.

Perché l’Accrual nella PA è una riforma strategica

La riforma Accrual è strategica perché punta a rendere più leggibile, confrontabile e solida la rappresentazione economico-patrimoniale del settore pubblico. L’ambizione è costruire una base informativa più uniforme, utile sia per le esigenze di trasparenza e accountability, sia per una migliore lettura della sostenibilità economica delle amministrazioni. Questo impianto è coerente con l’impostazione della Riforma 1.15, che la Ragioneria presenta come riforma abilitante del PNRR.

Per questo il 2026 va letto come anno di snodo: non ancora il momento del pieno regime, ma il primo vero banco di prova per verificare se amministrazioni, sistemi informativi e competenze professionali saranno in grado di sostenere il passaggio dalla preparazione alla concreta sperimentazione.


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Questo articolo è tratto da Digital Innovation MAG 1/26
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22 gennaio 2026
Posted: 22/01/2026 14:30:00 by | with 0 comments

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