Lo scenario emerge dalla ricerca TIG–The Innovation Group e Gruppo Maggioli, presentata al Digital Italy Summit di Roma, che fotografa stato e criticità dell’innovazione digitale nella PA
Il digitale non è più soltanto una leva di modernizzazione, ma un fattore chiave di resilienza e competitività per la Pubblica Amministrazione italiana, chiamata a guidare il Paese in una fase segnata da instabilità geopolitica, transizioni demografiche e trasformazioni economiche. Gli investimenti del PNRR hanno accelerato la costruzione di una solida Digital Public Infrastructure (DPI), ma il vero banco di prova sarà il periodo successivo al 2026.
I numeri raccontano una PA tecnologicamente più matura: oltre 40 milioni di identità digitali attive, 40 milioni di transazioni di pagamento verso la PA per un valore di 9 miliardi di euro, 2,3 miliardi di fatture elettroniche e 50 milioni di scambi dati sulla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, con circa 8.000 amministrazioni già interconnesse. Una base infrastrutturale diffusa che ha reso il digitale uno standard operativo.
Il punto critico resta però “a monte”: processi complessi, governance frammentata e carenza di competenze, soprattutto nei piccoli Comuni. Il 70% degli enti con meno di 5.000 abitanti fatica a presidiare transizione digitale e sicurezza informatica, mentre la moltiplicazione delle piattaforme rende sempre più difficile un governo unitario dei servizi.